
Mettiti nei suoi panni, era solita dirmi mia madre quando mi lamentavo del comportamento di qualcuno che non comprendevo. Mettiti nei suoi panni. Lei me lo diceva da mamma, nel linguaggio confidenziale e domestico di tutti i giorni senza considerare che in quel momento stava insegnandomi una delle regole auree del vivere civile anzi, dell’essere umani direi, o dell’empatia per usare la parola scientifica.
Compassione, la chiama in Io come te (Einaudi Ragazzi) Paola Capriolo, incastonando uno dei fondamenti della cultura orientale in una vicenda di violenza di branco e di senso di colpa, di responsabilità e di amicizia.
Perché tu sei tutte le cose. Sei la mosca ma anche l’elefante. Sei il cielo e le montagne dell’Himalaya, e il grano di riso e il grano di senape. dice Rajiva, immigrato clandestino cingalese che campa vendendo rose. Lo dice a Luca, adolescente e studente italiano di buona famiglia che è al suo capezzale in ospedale.
Luca è accanto a Rajiva dopo che in una notte brava un branco di teppisti ha dato fuoco al senzatetto mentre dormiva su una panchina, e il ragazzo, pur non partecipando al misfatto, è scappato senza avere il coraggio di fermarli né di chiamare aiuto.
E’ lì, tra le bende, nel suo letto d’ospedale che Rajiva da “ultimo” in una società sbagliata deformata e deformante diventerà maestro.
Perché Luca, mentre con ansia segue la degenza del suo nuovo amico affinché si salvi, grazie al percorso che il rimorso gli ispira e le parole di Rajiva fortificano, salva anche se stesso.
Lo fa mettendosi nei panni dell’immigrato, andando a vendere rose al suo posto, con la faccia scurita dal fondotinta e un cesto di fiori, così da mandare in Sri Lanka, al posto di Rajiva appunto, quanto racimola e poter far vivere la sua famiglia.
Il Sri Lanka? Un gran bel posto, sai qualcuno dice che il paradiso era proprio lì: il giardino magnifico che sta scritto nella vostra Bibbia, dice il cingalese.
La drammatica realtà di un paradiso che la storia ha trasformato in inferno da cui fuggire, getta Rajiva in un falso paradiso che si rivela poi il vero inferno – con tanto di fiamme – e così la Capriolo ci porge una storia di caduta e di sacrificio che diventa una storia di formazione.
Grazie all’amicizia di Rajiva Luca impara come va il mondo ma anche come potrebbe andare se tutti avessimo il coraggio di metterci nei panni dell’altro.
Giulia 14 anni – Senza dubbio questo libro tratta una tematica molto delicata e allo stesso tempo molto attuale. I pensieri e le emozioni del protagonista sono raccontate in modo chiaro e preciso, anche se, a parer mio, la scelta che il personaggio principale compie è un po’ surreale. La mia lettura è proceduta in modo abbastanza piacevole e scorrevole, dunque nel complesso, anche se breve, lo ritengo una lettura valida.



