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Susanna Cressati: il Tibet di Fosco Nella casa di campagna

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Le nuove, invitanti sezioni tematiche di Mompracem mi danno la possibilità di parlare di uno dei libri che ho più amato in assoluto nella mia vita di lettrice, un libro magico fin dal titolo: Segreto Tibet.

Era un giorno d’inverno del secolo scorso quando andai in campagna, a trovare i miei suoceri. Sulla veranda in cotto della casa di campagna, esposto alla pioggia, trovai un mucchio di libri vecchi, in parte sfascicolati, in parte già ammuffiti. Era il residuo di una delle tante, purtroppo necessarie, operazioni di sfoltitura della biblioteca di casa, che si era resa urgente dopo l’arrivo del lascito, assai datato, di una vecchia zia.

Erano davvero titoli ormai improponibili, per età e qualità, ma vedere libri al macero dispiace sempre e mi diedi a frugare distrattamente nel mucchio. Fu così che trovai il “mio” Segreto Tibet, libro di Fosco Maraini, un figlio di Firenze illustre e purtroppo non conosciuto e valorizzato come meriterebbe, nonostante il Gabinetto Vieusseux conservi in un fondo strepitoso per qualità e quantità i suoi documenti, la fototeca originale, materiali di studio sull’Asia e tanto altro.

Il mio Segreto Tibet aveva le pagine tutte slegate e qua e là smangiucchiate, ma mi resi subito conto di avere per le mani un capolavoro. Un classico.

Ora è qui sul mio tavolo, ben rilegato come meritava. Sul frontespizio si ricorda che fu edito l’anno della mia nascita, il 1951, per i tipi di delle Edizioni Leonardo da Vinci di Bari, che contiene sessanta tavole fuori testo da fotografie dell’autore e una presentazione (in originale in inglese) dello storico dell’arte Bernardo (sic) Berenson, scritta a I Tatti, a Settignano. Ed è proprio Berenson, in queste poche righe, che sottolinea la magia del libro, un testo, dice, che più di ogni altro libro di viaggi lo aveva stregato, portandolo quasi fisicamente in contrade lontane senza però muoversi di casa. Bisognerebbe, scrive, ritrovare l’arte di viaggiare come “pellegrini incantati” per scoprire quanto di genuino e intelligente abbiamo gli uomini ovunque. 

Maraini aveva viaggiato in Tibet al seguito del suo maestro, l’orientalista e storico Giuseppe Tucci, proprio negli anni  in cui quel lontano paese si era aperto al mondo dopo un secolare isolamento. Nelle spedizioni del 1937 e del 1948 aveva raccolto grande materiale, anche fotografico, testimonianze sì di un medioevo lontano dalla scienza, dalla tecnica, dalle infrastrutture, ma ricchissimo sotto il profilo umano, religioso, artistico.

Dal giorno della partenza da Napoli, il racconto di Maraini si dipana verso l’India e poi il Sikkim, Lhasa, gli altissimi monasteri, le vette inviolate dell’Himalaia; dalla vita intima di un villaggio tibetano ai riti della magia e della morte; dai ritratti delle principesse a quelli dei lama.

Da questo itinerario Maraini trasse anche, per consegnarli a un volumetto autonomo, gli appunti riguardanti l’esplorazione da lui tentata da solo del Sikkim, la valle incastrata come una “perlina” tra Nepal e Bhutan: Dren-Giong. Appunti d’un viaggio nell’Imàlaia (Corbaccio 2019). Altro prezioso libretto in cui l’esploratore fiorentino racconta anche di essere stato il primo occidentale ad avventurarsi in un folle volo sugli sci a Samdòng, una vallata intorno a cui si elevano alcuni colossi di roccia e ghiaccio, il Cancenghiau (7.000 m.), il Pauhunri (7.100 m.), il Ciombù (6.400 m.). I portatori che lo accompagnavano furono quasi impauriti dai poteri di quel “sahib” che scendeva elegante sui “cang ciai scing”, i “legni di colui che  vola sulla neve come un uccello”. Inizialmente sembravano addirittura convinti che in realtà quel giovanotto forte e intraprendente, con una bella faccia abbronzata e gli occhi a mandorla che per raggiungere il loro paese aveva miracolosamente attraversato il “lago largo”, il mare, fosse un “lung-pa”, un “uomo vento”, uno di quegli asceti capaci, grazie alla loro concentrazione mentale, di perdere il peso del corpo e volare sulla terra sfiorandola. 

Insomma, una magia, come i libri del grande Fosco.

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