
Senegal, Mali, Madagascar, Dahomey (attuale Benin), Niger, ALto Volta (attuale Burkina Faso), Costa d’Avorio, Ciad , Repubblcia Centraficana, Gabon, Mauritania, Camerun, Togo, Congo (attuale Repubblica Democratica del Congo), Somalia e Nigeria. Era il 1960, sessanta anni fa, e 17 ex colonie ottennero l’indipendenza in quei dodici mesi, in quello che è stato un passaggio cruciale della decolonizzazione del continente che si affaccia anche sul Mediterraneo.
La Francia “emancipò” i territori per evitare che le tensioni di radicalizzassero come stava accadendo in Algeria, dove solo una sanguinosa guerra portò alla libertà, anche l’Inghilterra fece altrettanto e l’Italia lasciò l’amministrazione della sua ex colonia, una delle tante pagine del nostro passato rimosse e mai affrontate.
Il Covid ha quasi cancellato la celebrazione di quello che è stato chiamato l’anno dell’Africa, fatto ignorare dai mass media l’anniversario e l’analisi delle difficoltà che seguirono alla decolonizzazione e che continuano, come lo sfruttamento di risorse e intelligenze, e noi eurocentrici abbiamo semplicemente ignorato questo passaggio e le nostre responsabilità. Il tempo, insomma, sembra passato quasi inutilmente.
Così vale la pena rileggere, o leggere per la prima volta, la trilogia di Chinua Achebe, un grande classico dello scrittore nigeriano e della letteratura, datato ma non troppo perché le questioni che affronta sono tutte ancora lì. E la ricca e cosmopolita classe alta degli stati africani che negli anni Sessanta non esisteva, così come la creatività del grande continente che ha influenzato in ogni aspetto della cultura e della moda, sono solo facce della medaglia di una complessa realtà.
Una realtà di cui ci accorgiamo solamente quando arriva nelle nostre strade, per qualche epidemia che “buca” le pagine dei giornali e a cui adesso faremo necessariamente più attenzione. O quando i nuovi italiani hanno la pelle scura e magari una maglia azzurra perché vincono e corrono per noi.
Da leggere: la trilogia di Chinua Achebe: Il crollo, Ormai a disagio, La freccia di Dio
Da ascoltare: Youssou N’Dour e Neneh Cherry, 7 Seconds



