
Era il lontano marzo 1999 quando alcuni volenterosi sognatori presentarono il progetto della ciclopista dell’Arno, dalla sorgente alla foce nel segno del turismo sostenibile e di quello che altri Paesi avevano già realizzato ad iniziare dal Danubio.
Oggi di quella ciclopista ci sono alcuni tratti e tutto il tracciato dovrebbe essere ultimato nel 2021 grazie a fondi regionali, statali e dell’Unione Europea, i sognatori hanno dimostrato da tempo di aver avuto ragione e intanto per Ediciclo è uscito il libro di Enrico Caracciolo In sella all’Arno con in copertina un Dante sorridente e pronto a partire.
Caracciolo, come spiega il sottotitolo, pedala dal verde del Casentino al blu del Tirreno, viaggia da Capo d’Arno, dove il fiume nasce nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e dove poco lontano c’è il lago degli Idoli con i suoi misteri e fascino, a Bocca d’Arno, percorrendo anche la ciclabile del Sentiero della Bonifica in Val di Chiana ed incrociando tra le altre cose la Francigena.
Si parte in bici da Stia, dove la ciclopista è stata inaugurata lo scorso anno, e di pedalata in pedalata, di tappa in tappa si passa per Firenze fino ad arrivare a Pisa, all’altra capitale del fiume, con qualche deviazione, attraversando paesi e cittadine colme di storia e storie, foreste e zone umide, proiettati su un futuro prossimo con 400 chilometri di sistema ciclabile sul fiume e sui canali.
Tra pievi romaniche, tracce degli etruschi, luoghi dell’Alighieri e di Leonardo da Vinci, archeologia industriale e club di canottieri, riserve naturali e viaggiatori ottocenteschi, luoghi e cibi da non perdere, il giornalista e fotografo parla di come sul fiume si viveva e lavorava fino a qualche decennio fa, chiacchiera con artisti, artigiani, giornalisti di viaggio di oggi, macellai, burattinai, fa soste con i personaggi che incontra lungo il tragitto e che aiutano a capire che un altro modo di vivere e pensare è possibile.
E si vorrebbe essere con l’autore quando ormai in riva al mare si distende sulla sabbia, la bici al fianco e sbuffi di vento salmastro fanno girare le ruote.



