
Nell’ultima fatica del premio Nobel anglo giapponese Kazuo Ishiguro, Klara e il sole, pubblicato da Einaudi, l’autore esplora l’affascinante mondo dell’intelligenza artificiale.
Una storia fantascientifica ma non troppo. Androidi ribelli e violenti, macchine impazzite che attaccano i loro artefici ai quali nella migliore delle ipotesi riservano il ruolo di schiavi ribaltando le parti? Niente di tutto questo.
E’ la storia di una androide dalle fattezze di ragazza, Klara, che viene acquistata per fare compagnia ad un’adolescente, Josie, questa sì umana, affetta da una malattia che apparentemente non le lascerà scampo. Il mondo che ci rappresenta Ishiguro non è troppo distante dal nostro: i ragazzi e le ragazze crescono per lo più soli, attorniati da ogni sorta di distrazione tecnologica, tanto che per abituarli alla socializzazione vengono organizzati per loro dagli adulti degli “incontri di interazione”, sostanzialmente feste che in autonomia non avrebbero mai sentito il bisogno di organizzare.
Poco edificante vero? In realtà ricordano molti adolescenti di oggi che stregati da smartphon e social, perdono spesso la dimensione della socialità.
Klara si rivelerà un’amica assennata e saggia che non deluderà mai Josie e vorrà sempre il suo bene. La madre della ragazza arriverà al punto, in un momento di disperazione, di ipotizzare che Klara avrebbe potuto immedesimarsi nella figlia qualora la malattia l’avesse portata alla morte.
Ishiguro ha un talento speciale nell’indagare con delicatezza e profondità l’animo umano e, in questo caso, di immaginare una sorta di “anima” anche per la piccola androide, che però non basterà per garantirle un destino “umano”.



