
Su una parete del salotto a pianoterra, dove non entrava mai nessuno, capeggiava l’ingrandimento fotografico di un uomo di ventiquattro anni, in tenuta da marinaio, che, a parte i baffi assomigliava sia a Pierre sia a Charles, più a Charles che a Pierre.
Quel Pierre che avrebbe passato la notte in prigione…
Normandia: aria salmastra, odore pungente di aringhe, un porto annerito dalla pioggia… Si percepisce la vita dura della comunità che vive di pesca a Fécamp. Tra marinai in cerata e piccoli caffè fumosi si ambienta questa storia velata di mistero. Protagonisti due gemelli segnati dalla perdita del padre in un naufragio adombrato da omissioni che hanno portato la madre alla follia.
Pierre Canut affascinante e forte, capitano di peschereccio capace di governare barche e uomini. Charles gracile, riflessivo, sempre oscurato dalla prestanza del fratello. Quando il primo viene accusato e incarcerato per omicidio, sarà il timido ferroviere Charles a cercare la verità con una rivincita su quel piccolo mondo provinciale.
Pubblicato a puntate nel 1936, sul Petit Parisien, I superstiti del Télémaque di Georges Simenon (Adelphi) è un romanzo coinvolgente, senza tempo, capace di avvolgere il lettore in una vicenda che esplora i legami tra fratelli con fine abilità psicologica.
A nord con il freddo, la notte, la paura… Simenon è sempre un approdo certo, carico di meraviglie, nell’oceano del pubblicato.



