
Una vasca da bagno, fusa in piombo in Inghilterra, destinata al nobile Filippo di Borgogna, conte delle Fiandre, margravio del Sacro Romano Impero, naviga lenta per i canali di Bruges. Dentro, semisdraiato, un apprendista tintore si gode il sole. Ma un vortice, il rigurgito di una chiusa, una svolta nel canale compiono il misfatto, e la bagnarola principesca cozza rovinosamente contro la chiatta dove riposa Martha la pazza, che il duca Filippo di Borgogna invia al nipote Giacomo re di Scozia.
Non una donna, un cannone lungo dieci metri. Dritto nel canale. Con questa scena fulminea fa il suo ingresso in scena il protagonista, il giovane Claes, corpo robusto, fossette su un sorriso galeotto, mani possenti sporche di blu (il colore della tintoria dove lavora) con cui non esita, uscito dall’acqua, a recuperare il cappello strappato dal vento a una bella ragazza, a costo di spezzare, sia pur inavvertitamente, la gamba di un ricco ambasciatore fiorentino in attesa sulla riva.
Claes, servo della tintoria Charetty, figlio di nessuno (per ora), è destinato a grandi imprese nell’Europa del Quattrocento. Nel corso degli anni, dal 1459 al 1477, sarà Nicholas e Niccolò, si farà chiamare Vander Poele e De Fleury. Sarà viaggiatore e soldato, commerciante e banchiere. Avrà navi e una compagnia di ventura, piantagioni e fabbriche. Vestiti e gioielli sempre più ricchi, ma in fortuna e in disgrazia sempre la stessa, inarrestabile decisione a farsi strada nella vita e lo stesso spirito audace e lungimirante. Avrà amanti, mogli, figli, l’ostilità dei principi e l’amicizia dei re e proprio lui, geniale autodidatta, la considerazione di alcuni tra i più autorevoli intellettuali della sua epoca. Sarà in Italia alla corte dei Medici, a Trebisonda, a Cipro, in Africa, nel Gambia e a Timbuctù, in Islanda e al Cairo, a Danzica e in Scozia.
Vi sembra un po’ troppo? Forse. Ma una cosa è certa: gli anni che Dorothy Dunnett (Dunfermline, 1923 – Edimburgo 2001) ha passato alla British Library, e sono stati tanti, non sono stati vani. Hanno permesso a questa signora scozzese di diventare autrice di successo di interminabili e avvincenti serie dedicate alla sua terra, facendo tesoro di una solidissima cultura storica. Non storie fantasy, ma romanzi nella storia.
Le varie “puntate” della Saga di Niccolò, otto volumi per fortuna in edizione amichevole, hanno titoli meravigliosi: L’apprendista delle Fiandre, La primavera dell’Ariete, Stirpe di scorpioni, Scaglie d’oro, Caccia all’Unicorno, Il patto dei leoni, A est di Bisanzio, Gemelli. Vi si incontrano intere genealogie reali, gli eventi più significativi di questo spicchio di Quattrocento in Europa e degli angoli più remoti di continenti diversi. Una sorta di breve storia universale elaborata in romanzo, documentatissima anche sotto il profilo della storia sociale e materiale, le condizioni delle città, delle campagne, le infrastrutture, le reti economiche, finanziarie, i retroscena dei governi e delle guerre. Fatte le somme, sono circa 5.500 pagine.
E’ un’autrice da isola deserta, Dorothy Dunnett, da scegliere per stare fuori dalla mischia per qualche mese. Non lo dico a caso, qualche mese. La sua prima serie storica, Le cronache di Lymond, dedicata al personaggio di Francis Crawford di Lymond e ambientata a metà del Cinquecento, è composta da sei volumi (Il gioco dei re, La partita delle regine, Il torneo dei cavalieri, Partita sul corno d’oro, Assalto alla torre e Partita finale) che contano insieme oltre 4.000 pagine.
C’è un “comford food”, questi sono “comfort books”. Gustosi assai. Cucinati bene.



