I libri di Tito Barbini sono molto particolari: raccontano di viaggi e di persone, descrivono paesaggi
esotici e offrono spunti di riflessione tutt’altro che banali. Anche lui, Tito, è un uomo particolare: gli
anni si sono depositati sulle sue spalle ma non ha perso l’aspetto giovanile da avventuriero e la
voce profonda. Sindaco di Cortona a soli 25 anni, ha militato a lungo nel PCI, è stato assessore
regionale nella Giunta toscana guidata da Vannino Chiti, poi, intorno ai 60 anni, ha mollato tutto e
si è messo a viaggiare e a scrivere.
Ne sono venuti fuori molti interessanti libri, che l’autore stesso non sa come definire: racconti di viaggio, romanzi, saggi, biografie di insoliti personaggi… L’ultima sua opera, Il treno non si fermò a Kiev (I libri di Mompracem-Betti, 2022), ha per sottotitolo “Storie di persone e stazioni nel viaggio in treno più lungo del mondo” e narra di un viaggio davvero singolare, a metà tra realtà e immaginazione, tutto in treno, da Oporto a Ho Chi Min City, attraverso Europa settentrionale, Russia, Cina, Vietnam. Realtà, perché in tutti i luoghi che attraversa, in tutte le città in cui si ferma, Barbini c’è stato realmente; immaginazione, perché un unico viaggio su quel lunghissimo percorso non l’ha fatto, ma l’ha ricostruito attraverso i ricordi.
Come è facile immaginare, si tratta di un libro ricchissimo: non solo Barbini ci racconta città e
stazioni, ci fa scorrere davanti agli occhi paesaggi straordinari, ma ci racconta un secolo di storia,
ragiona insieme a noi del viaggiare, del partire e del tornare, delle utopie di cui ci siamo nutriti in
gioventù e del crollo di quelle utopie, ci pone, e pone a se stesso, domande ineludibili sul senso
della vita e della Storia.
Da persona di grande esperienza e cultura, attinge abbondantemente a narratori, filosofi, cantanti: da Dostoevskij a Tabucchi, da Solženicyn a Pasternak, passando per Francesco de Gregori. “Tra bufalo e locomotiva la differenza salta agli occhi: la locomotiva ha la strada segnata, il bufalo può scartare di lato e cadere…” Ecco, scartare, cadere, rialzarsi, forse sta proprio qui il senso di una vita spesa senza risparmio nelle esperienze più ricche e diverse.
E non dimentichiamoci la locomotiva: il treno è protagonista indiscusso di questo libro, fin dalla copertina, come mezzo privilegiato per spostarsi, per assaporare la durata e la lentezza del viaggio, la sosta, la conoscenza delle persone, la conversazione, la lettura, il sogno a occhi aperti.



