Per noi appassionati di Sandokan e di isole, che forse esistono forse no, le bancarelle di libri sono irresistibili e su una di esse ho trovato un libro più mompracemiano che non si può: è “Storia delle terre e dei luoghi leggendari”, opera del grande Umberto Eco, ricca anche di bellissime illustrazioni e di brani originali di autori, da Platone a Voltaire, da Stoker a Boccaccio, da Marco Polo a Edgar Allan Poe, passando per Collodi o Borges.
Il libro è del 2013 ed Eco è scomparso appena tre anni dopo, fatto che lo rende ancora più affascinante, come fosse un testamento spirituale. Luoghi non inventati, sia chiaro, né luoghi letterari solamente ma “terre e luoghi leggendari di vario genere che hanno in comune una sola caratterista – scrive Eco nella prefazione – sia che dipendano da leggende antichissime la cui origine si perde nella notte dei tempi, sia che siano effetto di una invenzione moderna, essi hanno creato flussi di credenze”.
Incontriamo nel racconto colto ma mai pesante di Eco le terre della Bibbia e di Omero, Atlantide, le montagne degli Assassini, Thule e i luoghi legati al Graal, ma anche l’isola di Utopia e il mitico Eldorado o l’interno della Terra.
Basta cominciare a leggere, in un capitolo qualsiasi, per volare nel tempo e nello spazio, ricordarsi o scoprire illusioni in cui si è creduto per secoli, ma a volte anche da pochi decenni con speculazioni modernissime associate a vecchi miti, e che hanno mosso persone e interesse. “È della realtà di queste illusioni che questo libro si occupa”, per dirla con le parole di Umberto Eco.



