
Iniziare a ridere da soli mentre si legge seduti in una carrozza dell’alta velocità: può capitare ed è imbarazzante. E’ da impallidire, direi, se avviene con un albo illustrato e alla mia età…… eppure mi è successo pochi giorni fa.
Stavo rientrando dalla Fiera del Libro di Bologna, dopo un bagno folle di folla – straniante tanto più con sulle spalle i due anni appena vissuti – e, stanca morta, dal mio zaino stracolmo dei freschi di stampa appena accumulati ho estratto Bestie di classe, l’ultima fatica di Manuel Baglieri e Elena Spagnoli Fritze (Pulce edizioni).
Ho preso a sfogliare un po’ fiaccamente. Ma subitomi sono svegliata. Perché briose e leggere come i colori acquerellati che le distinguono, mi sono sfilate davanti le bestioline più anticonformiste che abbia incontrato negli ultimi tempi.
Con un composto sense of humor del tutto inaspettato, mi hanno preso per mano e mi hanno trascinato d’un fiato in due vicende al limite dell’assurdo eppure così agganciate alla realtà. E per questo esilaranti. Conosco e amo le illustrazioni di Baglieri, fluide e poetiche. Il testo della Spagnoli Fritze le fa vivere nella dimensione migliore: irriverente quanto basta, fulminante e scanzonato, che apre all’inaspettato e al punto di vista “altro”, complesso senza sembrarlo affatto.
Un libro a strati. Che può essere letto a più livelli. Una classe di bestie improbabili eppure vicine a tutti i bambini, così diversi, cerca di mettere in circolo la propria diversità e la propria ricchezza creando ovviamente il caos.
E in quel caos comico e lieve ognuno scopre la bellezza della condivisione sgangherata sì, come sempre sgangherati sulle prime sono i tentativi di collaborare quando siamo in tanti, ma genuina.
Nessuna indulgenza al buonismo, nessuna sovrastruttura pedagogica, le cose come stanno, ecco. Che ci fanno dire “anche io, anche a me”, ci fanno sorridere e per questo lanciano messaggi ebbene sì, educativi. Come educative sono le storie che raccontano i nostri lati più fragili e ci portano a riderci su.



