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Brucia l’aria

In continuità con i precedenti, a partire da “ Uomini e cani “; Omar Di Monopoli  ci descrive  di nuovo quanto avviene nel fittizio paese del Salento, Languore. Salento fuori dalle attrattive estive, zone dimenticate da tutto e tutti, malavita compresa. In effetti se leggi queste pagine, la sensazione che ti assale è proprio quello del languore. 

In “ Brucia l’aria “ c’è un elemento  sul quale ruotano le 207 pagine. Un elemento  che, in particolar modo nel periodo estivo, attrae l’interesse e la preoccupazione di tanti, in particolar modo di coloro che si trovano in villeggiatura: il fuoco e gli effetti collaterali legati ad esso. Danni all’ambiente, speculazioni sul rimboschimento, zone, da sempre destinate all’agricoltura che improvvisamente divengono edificabili. Il fuoco che esercita la propria tirannide e che ogni tentativo umano di contenimento risulta vano. Il ruolo dei pompieri, uno di sicuro, i che passa da salvatori ad estortori in odore di mafia.

Se è vero che è il fuoco ad essere l’elemento trainante del libro, ad esso si accompagna la figura di Rocco. Rocco con un passato al “ gabbio “ e gli insegnamenti ricevuti dalla permanenza in galera ( “ respirare piano per recuperare il ritmo “ ),  che considera la memoria l’unica pena che non può essere sconfitta e che usa come antidoto ai cattivi pensieri la fatica ed il sacrificio. Rocco che ritiene i tempi in cui trafficava in contrabbando di sigarette superati ed irripetibili e proprio per questo è considerato un perdente, uno sconfitto. Nonostante questo vuole differenziarsi dal fratello minore attratto  dalle sirene che giungono dalla strada della malavita.

La descrizione, accompagnata dall’indispensabile dialetto, di fatti che caratterizzano la quotidianità, una su tutte la porcilaia ed i cadaveri dati in pasto ai maiali, ma anche il combattimento tra cani, le relative scommesse ed la malattia del gioco che si ruba la vita della gente.  Non possiamo non soffermarci su aspetti che Di Monopoli evidenzia, non a caso a mio avviso. Le condizioni di vita sono contrassegnate da mancanza di acqua potabile; da fogne a cielo aperto ; energia elettrica intermittente; la monnezza non raccolta; strutture ospedaliere che sembrano veri e propri lazzaretti: il tutto per salvaguardare vacanzieri  mordi e fuggi e mal tollerati dai “ nativi “.

Ma non è solo la descrizione dell’ambiente che ci viene descritta e che ci fa capire come possa germogliare la malavita ed i suoi appetiti.  No, abbiamo anche il contesto sociale ed umano che spiega: zone che hanno vissuto sull’espansione dell’industria dell’acciaio e l’avvelenamento da essa prodotto, con la crisi si trasformano e dove c’erano gli operai dell’Ilva ora troviamo un manipolo di senza futuro e la lotta a colpi di uccisioni del controllo del territorio. Tutto questo ci aiuta a capire come si possa diventare “ na carogna così “.

Gli abitanti di un paese che si trovano di fronte un binomio maledetto:  crisi e malavita. La prima  fa emergere una strana categoria di individui, i “ battifiacca “, la combriccola degli sfaccendati composta da marinai in pensione , ex metalmeccanici alla deriva e la seconda  con  i boss che  dal carcere continuano a decidere. Un noir davvero incalzante in un crescendo di avvenimenti … e di morti ammazzati.

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