
Dopo i successi ottenuti con i precedenti romanzi, Hervè Le Corre con L’Ombra del fuoco (edizioni E/O)ci regala un noir particolarmente di attualità, un noir storico. Di attualità perché ci porta ai giorni della Comune, a quei giorni di cui cade proprio in questo periodo il 150°.
I giorni che vengono scanditi uno dopo l’altro, sono quelli della cosiddetta settimana di sangue, dal 21 al 28 maggio. Una pace umiliante, che il governo francese subisce in seguito alla sconfitta militare a opera della Prussia; il popolo di Parigi che la respinge e insorge instaurando un governo a gestione popolare che rimarrà nella storia. Un esempio che è di riferimento tutt’oggi.
Parigi sotto assedio: da una parte i prussiani e dall’altra i “regolari “, i “ versagliesi “, che non disdegnano di sparare sul popolo. Una vera e propria guerra civile.
Al centro di quanto scrive Le Corre c’è una Parigi che brulica di spie e traditori, di commercianti che nascondono i viveri per poter speculare sui prezzi, stremata dalla miseria e dalla fame; ma il simbolo di queste, quasi, 500 pagine è la barricata: da tenere, da difendere a ogni costo.
A Parigi, nonostante che tutto precipiti, prevale l’ottimismo. Il rapporto stretto tra il popolo parigino e la Comune è dimostrato dai decreti, dalle decisioni che sono credibili in quanto erano per il bene di tutti. L’unione tra illusione e realtà; i sogni resi possibili; la consapevolezza che ciò che è stato fatto è niente rispetto a quello che c’è da fare permette di andare avanti …. verso la sconfitta prevista.
In queste pagine ci sono i simboli ma anche i protagonisti. I tre federati nel pieno del loro agire; le donne con la creazione della propria “UNIONE “ per la difesa di Parigi, che da mogli diventano cittadine protagoniste di una vita che la Comune cambierà.
Non possiamo non accennare, seppur in modo sintetico, a ciò che la Comune fa e che produce la fuga di tutti coloro che ingrossano le file degli apparati dello Stato. La guardia nazionale sostituisce l’esercito permanente; esercito e polizia sono sostituiti dal popolo in armi; il vecchio apparato burocratico viene rimpiazzato da persone elette democraticamente; tutti gli incarichi diventano elettivi e revocabili; il salario medio di un lavoratore specializzato diviene il salario di riferimento; il potere esecutivo e quello legislativo sono unificati; la Comune sarà conosciuta come la Repubblica delle parole, per tutte le riunioni, i dibattiti che si tenevano ogni sera. Le fabbriche abbandonate sono requisite per riattivare la produzione; interventi degni di nota sono apportati anche nell’ambito dell’orario di lavoro e tramite l’abolizione del lavoro notturno per chi lavora nei forni; le case vuote e/o abbandonate sono confiscate, case che saranno bombardate dai “ regolari “; gli affitti sono bloccati e i debiti cancellati; l’istruzione laica e libera diventa obbligatoria; infine, ultima ma non ultima, viene dichiarata un’amnistia politica.
Questi esempi sono la chiara dimostrazione del vero e proprio ribaltamento dell’ordine costituito e spiegano l’odio e l’avversità che la Comune scatena nei privilegiati, per cui quei 72 giorni rappresentano una isteria collettiva, un carnevale da far finire presto, con una pronta e violenta rivincita.
Oltre ai 3 “ federati “ citati prima, altra figura significativa è quella del rilegatore divenuto delegato alla sicurezza. E’ in questo contesto che si dipana il noir, attraverso la sparizione di una bambina prima, e di una donna dopo, persone usate come merce di scambio e quindi in controtendenza rispetto al fatto che la Comune vietasse la prostituzione.
Come ben scrive Le Corre: la Comune ha prodotto uomini saggi? No, al contrario: uomini saggi hanno dato la possibilità che la Comune prendesse forma senza aspettare secoli. Ma ovviamente ciò che ci viene descritto ha anche l’altra faccia della medaglia di fronte all’arrivo dei “ versagliesi “ che distruggeranno il popolo pur di riprendersi la città: il caos, il saltare di qualsiasi livello organizzativo e di coordinamento e solo l’indomito coraggio, solo la determinazione di fronte all’inevitabile sconfitta sbarra le strade di una Parigi prossima a cadere.
“Alle barricate“, questa frase riecheggia per le strade di Parigi …. per riaffacciarsi in Spagna nel 1936, nella stessa consapevolezza del popolo parigino in strada,, dibattuto tra sconfitta e speranza: saremo dei magnifici sconfitti; ma ci sarà la rivincita quanto prima e quello cheti è sbagliato servirà da lezione.
L’epilogo: la sede del comitato centrale in fiamme e con essa la speranza di abbattere il vecchio mondo. Parigi cade, i “federati“ sono braccati e massacrati, le esecuzioni sommarie si susseguono. Ma è un’esperienza che i protagonisti di queste pagine vogliono portare fino in fondo costi quel che costi



