
Se volete attirare l’interesse di un pubblico, piccolo o grande che sia, due sono gli argomenti a prova di bomba: l’astronomia e la mitologia. Provare per credere. Questa volta tocca alla mitologia greca.
Il primo passo è precoce. Si comincia con Storia delle storie del mondo. E’ un libro del 1911 ma non c’è da spaventarsi per la sua vetustà. Ha formato l’immaginario di generazioni di bambini e ragazzi ed è ancora trionfalmente in vendita in libreria e online. Un libro di enorme e insieme prolungata diffusione. Lo scrisse Laura Orvieto, milanese di nascita e fiorentina di adozione, una di quelle donne che per ricordarle un monumento sarebbe doveroso e insufficiente. Ma le donne, si sa, in letteratura come nella scienza ed in altri campi raramente vengono riconosciute e, nonostante gli indiscutibili meriti, inserite nel “canone”.
Il secondo passo arriva dopo, da adulti. Ci si interessa di mitologia, avanti negli anni, cercando un supporto per la comprensione di una scena di film, di un passaggio di romanzo, di una citazione incontrata leggendo, di un nome orecchiato al volo. Come approfondire? Come districarsi nel labirinto di dèi e di eroi che ha forgiato la nostra mente attraverso il racconto orale, la letteratura, la poesia e ogni altra arte? Il soccorso più qualificato viene dal Meridiano Il mito greco, 3300 pagine su carta-riso in cui questo squarcio di cultura del pianeta viene presentato in tutte le sue sfaccettature. Un investimento (anche economico), un libro da portare nell’isola deserta.
Il terzo passo è la donna. La “mossa del cavallo”. E qui entra in campo un libro nuovo, Il canto di Calliope di Natalie Haynes (Sonzogno). Perché c’è poco da fare, il racconto mitologico greco parla sì di donne, ma non fa parlare le donne. Nella tradizione le donne sono dee, con tutti i loro retaggi, intrighi, poteri, rivalità, ambizioni. Sono ninfe e mostri (Parche, Sirene) non sempre benevoli, spesso occhiuti strumenti di trame genealogiche, nefaste propaggini di un empireo egocentrico, pigro, irascibile e inconcludente (come certa politica). Le donne umane sono giovani figlie e mogli più o meno fascinose, nobili e come tali patrimonio di re e guerrieri; altre sono ostaggi e corpi sacrificali; alcune, pochissime, sono guerriere (Pentesilea) e sempre sconfitte. Una sola (Cassandra) vede oltre. E’ pazza, poverina. Il dio Apollo, del quale aveva rifiutato le avances, le ha sputato in bocca (non so dire cosa più ributtante) perchè la sua illuminante profezia non venga mai creduta. Certo, quella è la storia di una civiltà arcaica raccontata da un uomo. Quindi ci si può chiedere: cosa direbbero, queste donne, se potessero prendere la parola e raccontare loro, con la loro voce diretta, quello che è accaduto? Natalie Haynes ha cercato di farlo.
Così inizia il libro: quando alla fine di una guerra decennale Troia cade in mano ai greci l’eroe Enea prende sulle spalle il padre Anchise, per mano il figlio Ascanio e cerca scampo verso il mare. La moglie Creusa lo segue. Virgilio fa parlare Enea: “Mentre seguo di corsa sentieri remoti ed esco dalla zona delle vie note, ahi me misero, strappata dal destino Creusa si fermò, o uscì di via, o sedette stanca? Lo ignoro; non riapparve più ai nostri occhi”. (Eneide, II).
Poco più che una nota a piè di pagina. Natalie Haynes fa raccontare a Creusa il suo risveglio nella città espugnata e messa a ferro e a fuoco, il suo inoltrarsi con determinazione e prudenza tra rovine e disastri, le astuzie per evitare i soldati e la loro violenza, in un inferno di fumo grida e distruzione, nell’estremo e vano tentativo di seguire Enea e di ricongiungersi a lui nella salvezza.
Dice Calliope – Haynes: “Creusa non è una nota a piè di pagina, è una persona. E lei e tutte le troiane dovrebbero essere commemorate come ogni altra persona. E anche le loro simili tra i greci. La guerra non è uno sport da decidersi in una rapida sfida su una striscia di terra contesa. E’ una ragnatela che si estende verso le parti più lontane del mondo, trascinando tutti dentro di sè”. “Ho cantato delle donne, le donne nell’ombra. Ho cantato chi è stato dimenticato, ignorato, non raccontato. Ho preso le vecchie storie e le ho rimescolate finchè le donne nascoste non sono apparse in piena luce. Le ho celebrate con il canto perchè hanno aspettato fin troppo”



