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Se gli insetti regalano bellezza e buoni libri

Supponiamo che ciascuno abbia una scatola in cui c’è qualcosa che noi chiamiamo ‘coleottero’. Nessuno può guardare nella scatola dell’altro; e ognuno dice di sapere che cos’è un coleottero soltanto guardando il suo coleottero. Ma potrebbe ben darsi che ciascuno abbia nella sua scatola una cosa diversa. Si potrebbe addirittura immaginare che questa cosa mutasse continuamente.

Parte da questa considerazione – nientemeno di Ludwig WittgensteinTommaso Lisa, nel suo interessante e originale libro Memorie dal sottobosco (Exòrma). Studioso di estetica, critico letterario, poeta, Lisa coltiva la passione dell’entomologia, alla quale è stato introdotto, ancora bambino, da suo padre.

I suoi insetti preferiti sono i coleotteri, il suo coleottero feticcio è il Diaperis, che appartiene alla famiglia dei Tenebrionidi. Insetti che vivono in una zolla di terra, o dentro la polpa di un tronco, all’interno di un fungo, in luoghi oscuri e pullulanti di vita, ma che per contrastare il buio del sottobosco e il colore dark della loro livrea ostentano strisce o disegni gialli, rossi o arancio.

In un freddo pomeriggio invernale l’autore si trova nella casa che è stata di suo padre e per nostalgia o per curiosità tira fuori dagli scaffali le scatole della collezione di coleotteri, frutto di anni di ricerche e di scambi con altri appassionati. Si immerge così in un microcosmo popolato di creature lunghe un centimetro, dotate di elitre dai colori scintillanti, che vivono la loro breve vita affaccendate in scavi, demolizioni e triturazioni, prima di finire in qualche teca, per il piacere dei collezionisti.

Come Alice, anche Tommaso Lisa diventa piccolo, microscopico, e cerca di assumere il punto di vista del coleottero, di vedere la vita come la vede lui, quell’esserino intento a scavare gallerie nella polpa di un fungo o nella pasta del legno. Come Gulliver, osserva, lui gigante, un microcosmo brulicante. Come Gregor Samsa, vive la metamorfosi nella sua carne. Impeccabile nella nomenclatura e nelle descrizioni accuratissime, corredato da eccezionali disegni eseguiti dallo stesso Lisa, questo imperdibile libriccino (che poi tanto piccolo non è, a dire il vero) è fonte di interessanti informazioni ma anche spunto di memorie e riflessioni. 

Qualcuno, durante una presentazione online, ha fatto notare a Tommaso Lisa che Memorie dal sottobosco (che bel titolo dostoevskiano) è un libro declinato completamente al maschile. Così voglio suggerire, a chi fosse affascinato dal micromondo descritto da Lisa  il nome di una straordinaria scrittrice inglese, Antonia S. Byatt, che a insetti, formiche e farfalle (ma non coleotteri) ha dedicato molte pagine dei suoi libri più belli.

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