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Bando alla tristezza con Elise e il suo cane speciale


Il posto preferito per leggere questo libro è stata la poltrona verde davanti alla finestra grande che dà sul bosco. Accoccolata lì, sembrava anche a me di essere un po’ nel freddo pungente delle strade di Copenaghen e tra le viuzze della campagna intorno. Soprattutto mi sentivo immersa fino al collo in quello spirito hygge, l’arte danese dello stare bene, che trasuda dalla prima fino all’ultima pagina.
E non certo perché sia un romanzo che cola melassa.

Anzi, Elise e il cane di seconda mano di Bjarne Reuter (edizione Iperborea) è un esempio perfetto di storia asciutta, che affronta anche temi complessi, attiva domande e pensieri, ma che sa farlo con quella levità tutta nordica che segue impavida la direzione del divertimento fino alle risate.

Mi sono scoperta più volte a ridere fra me e me. Ma se metti una famiglia con una ragazzina sveglia e determinata fino alla cocciutaggine, un padre simpatico che suona il violino ai matrimoni e a volte per strada, un bisnonno in una casa di riposo che vorrebbe Miss Messico come badante, una nonna patita per Halloween che vive in un mulino, una giovane zia che gira su una due cavalli decappottabile verde e mangia hot dog con sua nipote, una vicina soprannominata signora Martini per una sua certa consuetudine al vermut, e a tutto questo aggiungi un cane parlante impudente, bizzarro e con uno spiccato sense of humor, cosa ne può uscire se non un romanzo a dir poco brioso?

Il cane, che “parla in perfetto accento danese con l’accento scozzese” si chiama Duddi. Se parli davvero o sia tutta un’invenzione di Elise è argomento di continua discussione tra Elise stessa e gli altri componenti della famiglia, in particolare la zia e anche a noi lettori resta il dubbio. Ma non importa. Quello che importa è, punto primo: che con l’arrivo del cane, la narrazione vola in un susseguirsi esilarante di vicende.

Punto secondo: che il libro è un piccolo gioiello. Contribuiscono a renderlo tale anche le splendide tavole illustrate da Kirsten Raagaard che fanno capolino di tanto in tanto.

Punto terzo e decisivo: Reuter con la sua storia ti ricorda che, nonostante la nostalgia che Elise prova per la mamma che è in Sud America a costruire ponti sospesi, la fatica del babbo per arrivare a fine mese, la malattia del nonno che sta perdendo la memoria, “la vita è una battaglia quotidiana per tenere la testa alta, mantenersi allegri e non cedere alla tristezza”. 

Grande messaggio che è bene tener presente fin da piccoli.

Marta 9 anni – Questo libro mi è piaciuto molto perché la protagonista nel corso della storia impara a trattenere la rabbia e la tristezza, Cerca sempre di rimanere calma anche se viene criticata ingiustamente da qualcuno.

È un libro interessante che consiglio a tutti.

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