
Mi piacerebbe mostrare alla gente il divino usando il linguaggio musicale che trascende le parole. Voglio parlare all’anima delle persone (John Coltrane)
A love supreme: capolavoro indiscusso di quel genere sfuggente e refrattario ad ogni classificazione che è, per sua natura, il jazz. Possiede la struttura e la complessità di una suite o di una sonata classica, ma dentro quell’architettura batte il cuore del jazz più puro, quello delle origini, con il suo anelito alla libertà, all’elevazione spirituale. Coltrane elabora ciò che in uno studio di registrazione diverrà A love supreme in uno dei periodo più complessi della storia americana, ma non solo: interpreta con la sua musica, totalmente rivolta a Dio, la sua preghiera per un mondo fatto di libertà, pace e rispetto dei diritti civili, motivo quest’ultimo dominante nelle lotte degli anni Sessanta, e oltre, in ogni angolo del pianeta.
Non c’è da stupirsi se ritroviamo quest’opera a fare da filo conduttore (o da leit motiv) di uno snodo narrativo centrale di diversi romanzi di Leonardo Gori e Marco Vichi. Stupisce invece – perché ce lo aspetteremmo più da Leonardo Gori, che ama il jazz alla follia e ne fa la colonna sonora della vita del suo Bruno Arcieri – che sia Marco Vichi a inserire A love supreme nel suo Fantasmi del passato (Guanda) del 2014, ma si sa… da Vichi ci si può aspettare di tutto.
In questo romanzo il commissario Franco Bordelli (protagonista dei romanzi di Vichi) e il colonnello Bruno Arcieri (protagonista dei romanzi di Gori) condividono un pezzo, e molte pagine, della loro storia e proprio a coronamento delle piacevoli giornate trascorse dai due a Impruneta, il commissario regalerà A love supreme (il vinile, ovviamente, siamo nel dicembre del 1967) all’amico, in fuga da pericolosi assassini e torbidi misteri (Musica nera, Tea).
Le strade dei due uomini poi si separeranno: Arcieri dovrà seguire il suo destino nella Parigi del maggio tormentato del Sessantotto (Il ritorno del colonnello Arcieri, Tea) e Bordelli continuerà a seguire i suoi casi, e inseguire i suoi sogni, in quella stessa primavera fiorentina (Nel più bel sogno, Guanda). Un nuovo fugace contatto tra i due, che si erano già incontrati a Firenze durante l’alluvione del 1966 (Morte a Firenze, Guanda e L’angelo del fango, Tea) si ristabilirà grazie ad una cartolina da Parigi, ricevuta dal commissario, con un messaggio in codice neanche troppo misterioso: A love supreme, Bruna, ma l’amicizia e la complicità nate tra i due faranno sì che le loro vicende si intreccino sempre più strettamente nei romanzi successivi dei due autori fiorentini.
Ma torniamo a John Coltrane e a I fantasmi del passato. Nelle giornate di Impruneta Bordelli e Arcieri si confrontano, durante lunghe passeggiate nei boschi, davanti ad un desco ben apparecchiato o seduti al calore del caminetto, su molte questioni: Fin dalla prima volta si erano come riconosciuti…Nonostante fossero profondamente diversi sentivano di avere qualcosa in comune. Tra loro nasce subito un’intesa, una fiducia reciproca e inevitabilmente i due uomini, con i loro fardelli di sofferenza, le loro primavere di morte passate a combattere al fronte, la loro sete insaziabile di Giustizia e Verità, finiranno per aprirsi l’uno con l’altro, mostrandosi a vicenda ferite, pene d’amore, rimpianti, speranze.
In parole molto semplici fanno ciò che li rende due “uomini” con la U maiuscola: affrontano le loro debolezze, le mettono a nudo e sono l’uno lo specchio dell’altro, ritrovando così, la forza e il vigore che temevano di aver perduto.
Bruno Arcieri e Franco Bordelli sono due anime inquiete e, come l’ultimo Coltrane, aspirano ad andare oltre, a scandagliare gli abissi della loro esistenza: che tutto ciò si chiami Dio o semplicemente Uomo, sempre di Mistero si tratta.
Leonardo Gori e Marco Vichi, come i loro due personaggi, bene hanno fatto ad incontrarsi e ad accordarsi anche nelle pagine dei loro romanzi perché suonano la stessa musica, sono un duo perfettamente intonato: che scelgano il jazz, o i classici del Romanticismo (Beethoven, Mendelsshon, Chopin… solo per citare quelli ricordati da Vichi ne I fantasmi del passato) sempre di A love supreme si tratta.



