
Che c’entrano i Bauhaus con Kobo Abe e un libro scritto molto prima e in un altro mondo…?
Vostro onore eravamo tutti dark…
Ed il Giappone, non necessariamente attraverso Mishima, era un passaggio quasi obbligato per noi adolescenti degli anni Ottanta. Ed eravamo davvero tutti dark, almeno a Firenze e Bologna, stregati dai Joy Division, dai Cure, esplosi dopo il punk e che facevano risuonare le nostre anime insoddisfatte, malinconiche ed a disagio come quella età impone, con i solchi dei dischi quasi appiattiti a forza di girare il vinile sul piatto.
Quegli album erano e restano un bellissimo terremoto che per me si è incrociato con la scoperta della letteratura giapponese e la sua attenzione alla natura, alle sfumature, al dialogo con se stessi. Che meraviglia quel mondo di delicatezza e durezza unite ad una prosa lirica, di immagini sconosciute – mai praticata un’arte marziale, per dire, ed i miei quadri erano quelli degli Uffizi, Hokusai era lontano – di echi fievoli ma potenti, una scoperta parallela alla musica dark.
L’uomo scatola di Kobo Abe, uno dei mitici Struzzi di Einaudi, è stato per me folgorante, una surreale ma non troppo immersione nel dolore dell’uomo contemporaneo, anzi moderno considerando che nel frattempo son passati decenni, nella sua lotta tra i valori ed i disvalori del consumismo e del “successo”, nell’amore incompreso – chi non ne ha avuti? – e nell’esclusione un po’ volontaria un po’ subita. Un piccolo grande libro che mi ha accompagnato a lungo.
Come i Bauhaus e le loro musica gotica, i Joy Division la cui avventura è terminata troppo presto per il suicidio del cantante Ian Curtis che mi ferì come una pugnalata, i primi Cure, ma anche Siouxie and the Banshess e i Televison con l’incredibile Marquee moon, che rappresentano quell’epoca. E sono indelebili nel mio cuore come il film Blade Runner e il monologo del replicante Roy: Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti… andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia… È tempo di morire.
Questa è la città degli uomini-scatola, l’anonimato è diventato un dovere e il diritto alla resistenza è rilasciato solo a chi non è nessuno. Tutti quelli che sono stati registrati vengono giudicati in funzione del semplice fatto di essere registrati scrive Kobo Abe nel suo capolavoro e durante la pandemia ho riascoltato molto vecchio dark.
Ecco vostro onore, questo è tutto.
Libro: Kobo Abe, L’uomo scatola
Soundtrack: Bauhaus, Bela Lugosi’s dead



