
Com’è profondo il mare. Come M. che è come il mare. Così triste nonostante il sole che lo fa scintillare. Così inquieto, così sfolgorante e sconvolto. Così contraddittorio come solo un adolescente sa essere. E come il mare può essere. Il mare che però capisce, perché è come M. E con lui sa intavolare un dialogo silenzioso.
Siamo stati un po’ tutti M., con i nostri 10, 11, 12 anni di confusione e di domande. Di voglia di parlare oppure no. Di stare zitti.
E Joanna Concejo nel suo splendido albo M come il mare (edizione Topipittori) ci restituisce ogni emozione di quel periodo complesso, ora calmo ora in burrasca, ora felice ora triste.
“No, io non sono piccolo” grida M. in un impeto di rabbia affidato alle onde che si increspano e che di lui sanno molte cose. Di certo molte più di noi lettori che dobbiamo accontentarci di conoscere il protagonista attraverso una raccolta di foto consumate dal tempo e dal sole attaccate su un album di famiglia.
Mentre ci fissiamo a guardare quelle sue istantanee – dettagliatissime e mirabili -, lo sguardo di M. è già avanti, non ha posa e corre sull’acqua che sembra non avere fine. C’è qualcuno dall’altra parte?, si chiede.
E nella universale domanda che arriva sempre innanzi a un limite – che sia la linea dell’orizzonte o una siepe – M. tra i blu intensi che degradano agli ocra, viene sopraffatto da mille domande e scopre il dolore che può nascere dal rendersi conto di diventare grandi e quindi fragili e imperfetti.
Di quanto può far male stringere tra le mani un sasso salato come il sudore e le lacrime che però – e dipende solo da lui questa impresa – può diventare conchiglie, coralli, vetri levigati, gabbianelle, il dinosauro di plastica arancione. Il mondo intero.
Giulia, 13 anni – Ho aperto questo albo e mi sono trovata fra le onde. Ma anche immersa in un mare calmo fra i pesciolini e il cielo. E poi ho incontrato M., un ragazzino su una spiaggia, di fronte all’immensità del mare. Mi sta simpatico M. perché si pone tante domande, ha gli occhi chiari e vorrebbe essere come il mare. Anche io quando mi trovo da sola davanti al mare penso a un sacco di cose. Ma non ho voglia di dirle. Mi ha colpito la frase che apre il libro Al mattino al mare sentiamo il mondo intero di Eran Korlirin. Ecco, succede un po’ così.



