
In questo strascico di fine estate post lockdown e con il pericolo incombente di nuove chiusure e restrizioni, mi tocca in qualche modo accettare che le vacanze stiano per volgere al termine e si ritorna a casa, su via, c’è il lavoro e tutto il resto. Eppure c’è voglia di ricominciare.
Per quanto mi riguarda ricomincerò da Firenze, la mia città. Ma prima devo raccontare un antefatto, tornando indietro a più di tre anni fa, quando cominciai a lavorare su un libro: era già da un pezzo che volevo scrivere qualcosa su Firenze, qualcosa che mi permettesse di compiere delle ricerche storiche sulla città e di farlo attraverso un argomento che avrei potuto padroneggiare, magari non da esperto ma quantomeno da appassionato. Trovai dunque l’appiglio nel cinema, che da sempre rappresenta per me il linguaggio ideale mediante il quale approfondire la realtà; del resto, anche nella finzione più spinta, il cinema è come pochi altri un filtro che consente di indagare l’animo umano e il contesto che lo circonda.
Mi immaginai inizialmente una retrospettiva lunga più di cento anni, insomma dalla nascita della settima arte ai nostri giorni; inoltre un’analisi completa di tutti i film girati e ambientati a Firenze. Ma subito — data l’imponente mole di lavoro che mi aspettava — dovetti fare una selezione e circoscrivere il mio progetto a un numero limitato di film (che stabilii in un numero di 30), film comunque pienamente rappresentativi di una certa “fiorentinità”, se così si può dire.
Sono sì partito attraverso una breve introduzione dagli albori dell’industria cinematografica alla fine dell’Ottocento (raccontando peraltro l’incredibile storia di Filoteo Alberini, che allora viveva proprio a Firenze e solo per pochissimo non riuscì a brevettare l’invenzione del cinematografo prima dei fratelli Lumière), passando per i futuristi (del 1916 il loro film) e poi per i primi stabilimenti italiani — quelli dell’ICSA di Rifredi, sorti ancor prima di Cinecittà —, ma più profondamente ho voluto tracciare un cerchio che si estendesse dagli anni Quaranta e coprisse un arco temporale di almeno sette decenni.
Ne è venuto fuori un resoconto (spero apprezzabile) su come il cinema in città sia cambiato, da capolavori nostrani come Paisà per arrivare ai blockbuster americani Inferno e Six Underground.
Nello sviluppare il progetto, volevo però che il libro fosse il più possibile corale, un’occasione per condividere questa passione con personaggi dello spettacolo, scrittori e blogger, e soprattutto con gli addetti al settore (registi, attori, giornalisti): da Cristiano Militello a Barbara Enrichi, da Antonio Petrocelli a Sergio Forconi, e molti altri.
Ricomincio da Firenze, dicevo. La città mi aspetta al mio ritorno, c’è da progettare una serie di passeggiate sui luoghi del cinema, per questo sarà bello ancora una volta girare per le sue vie e le sue piazze come un turista, giacché di turisti ultimamente se ne vedono ben pochi.
Mirko Tondi, Ricomincio da Firenze. La città vista attraverso gli occhi del cinema, Il Foglio



