
La bonaccia maledetta e greve, la maledizione del vecchio capitano, un equipaggio valoroso sfiancato dalle febbri tropicali. Un giovane capitano al suo primo comando. L’unica via di salvezza, guadagnare il mare, l’alto mare, sperando che l’aria pulita rintuzzi febbri e maledizioni. Ma il vento non risponde, la bonaccia continua.
E’ questo tempo sospeso, quello che accomuna in modo perfetto il classico La linea d’ombra di Joseph Conrad ai nostri tempi di pandemia. La peste è qui fra noi, la dribbliamo, la conteniamo, ma non possiamo sfuggire alla maledizione eterna, quella della sospensione dell’azione. E siamo tutti a bordo di quella nave dalle vele flosce che aspettano il vento, come grandi ali senza brivido che non riescono a volare.
La malattia corrode. Corrode le aspettative, le nostre azioni non agite, la tenuta della mente. Sempre sul ponte come il capitano, sempre nell’attesa che mai si avvera. Per far precipitare tutto, una risata folle nell’oscurità oleosa della notte tropicale, quella del secondo ufficiale, Burns, delirante per la febbre, che ripaga il capitano Kent (verso cui nutre ostilità) della decisione di portarlo con se’, a bordo, nonostante il contagio lo renda inutile: un inutile secondo ufficiale che giace fuori di se’ a delirare sulle parole del vecchio malvagio cui solo la morte ha tolto il comando della nave e di quel gruppo disperato e silenzioso di bravi. Una risata folle, una sfida atroce in faccia alla morte. Proprio da lui, carattere spiacevole e natura meschina. Che però è capace di credere fino in fondo alla catena del sortilegio malvagio. E la spezza.
Pioggia, fulmini, acqua sotto e sopra. Ma eccolo, arriva il vento, che sostiene le ali dell’albatros-vascello permettendogli di giungere al porto della sua salvezza. Nessun morto, dicono i soccorritori, portando a terra e alle cure salvifiche uomini che hanno schiantato il corpo e l’anima contro la bonaccia e la maledizione; facendo strada a un capitano quasi impazzito per la mancanza di sonno e per il peso del comando.
Tutto torna, la maledizione si spacca e il vento riprende a soffiare. Ma su quel vascello il capitano Kent ha varcato la linea d’ombra, quella fra se’ e il suo stesso essere, lasciando su quelle tavole, in quelle stive e in quelle vele la propria giovinezza. Romanzo breve, racconto lungo, immenso diario dell’umanità.
Consigliato nei giorni bizzarri di questa pandemia. Aspettando il vento.



