
Il romanzo o il racconto storico è ormai un genere consolidato, che ha uno zoccolo duro di lettori, appassionati di storia vera e verosimile, distopie – termine un po’ troppo di moda, è vero, che indica storie virate al negativo rispetto al reale, contro utopie, storie alternative – intrecci di personaggi documentati ed inventati.
E in questo genere si inserisce Accadeva in Firenze Capitale, racconti di autori vari che parlano del periodo dal 1865 al 1871 quando Firenze fu capitale del Regno d’Italia, a cura di Cristina Gatti e Sergio Calamandrei (Carmignani Editrice).
Il libro è frutto del Gruppo Scrittori Firenze, con il coinvolgimento dell’Istituto Geografico Militare, ed è stato pensato per i 150 anni del trasferimento della capitale a Roma, cioè per questo 2021 ancora alle prese con la pandemia: ma soprattutto è una piacevole lettura, anche per chi non “pratica” la storia, scritta o meno.
Nelle pagine si ritravano bozzetti di quella epoca, protagonisti storici, figure che animarono il cosmopolita mondo che irruppe in riva all’Arno, rivalità come quella tra la scandalosa moglie di Urbano Rattazzi, Marie Laetitia Wyse Bonaparte, e donna Emma Peruzzi, animatrice del celebre salotto di intellettuali, generali e serve, personaggi mitici come Frederick Stibbert e il suo incredibile museo delle armi arrampicato sulla collina di Montughi o la garibaldina Jessie White Mario. Si cammina in su e giù per la città con le carrozze al posto dei monopattini elettrici, il cappello a cilindro invece del berretto da baseball, anche se la modernità già irrompe.
Splendori e miserie, insomma, della Capitale e degli uomini, con qualche tinta in giallo e un po’ di ironia o fantasy, in un cammino che porta, inevitabilmente alla breccia di Porta Pia, all’addio a quel re buzzurro che proprio per questo era piaciuto ai fiorentini, amore ricambiato da parte di Vittorio Emanuele, che traslocò tra gli applausi ed i tricolori sventolati nell’agognata Roma.
Racconti diversi anche per lunghezza e registro, con una singolare post fazione in cui è l’Istituto Geografico Militare che parla in prima persona e non si rammarica di essere rimasto, unico tra ministeri e istituzioni centrali, a Firenze.
Narrazioni in cui il confine tra storia e sogno non sempre è chiaro. Ma non è forse spesso così anche nella vita?



